CAFFE' e CAFFEINA
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Il caffè è una bevanda ottenuta dalla torrefazione e macinazione dei semi di alcune specie di piccoli alberi tropicali, appartenenti al genere Coffea.
 
Origini e storia
Sulle sue origini vi sono molte leggende. Tutti conoscono quella proveniente dal Monastero Chehodet nello Yemen, secondo la quale uno dei monaci, avendo saputo da un pastore di nome Kaldi che le sue capre ed i suoi cammelli si mantenevano "vivaci" anche di notte se mangiavano certe bacche, preparò con queste una bevanda nell'intento di restare sveglio per poter pregare più a lungo.
 
Meno nota la leggenda su Maometto: si narra che un giorno in cui il Profeta si sentiva malissimo l'Arcangelo Gabriele gli venne in soccorso, portandogli una pozione inviatagli direttamente da Allah. La bevanda era scura come la Sacra Pietra Nera della Mecca, comunemente chiamata "qawa". Maometto la bevve, si rianimò di colpo e ripartì per grandi imprese.
 
Un'altra antichissima leggenda raccontava di una bevanda sorgente di estasi, in grado di trasportare lo spirito fino alle sfere celesti.
 
Una leggenda simile vuole, invece, che il caffè sia stato scoperto da un Iman di un monastero arabo, il quale ne preparò un decotto e lo fece gustare a tutti i monaci del convento, che rimasero svegli senza fatica tutta la notte.
 
Ulteriori leggende fanno risalire le origini del caffè gli altipiani dell'Abissinia, dove,pare, siano le sue vere origini.
 
In Occidente il caffè si diffuse attraverso Venezia, dove, si pensa, sia stata aperta la prima "Bottega del Caffè " nel 1640, anche se alcuni ritengono che ne sia stata aperta una precedentemente a Livorno. In ogni caso, il successo fu immediato ed il caffè sia come bevanda che come locale, si diffuse in ogni città italiana. La diffusione del caffè nel mondo fu facilitata da una lotta di interessi tra chi voleva conservare l'esclusiva delle preziose piantine e chi desiderava ottenere una parte dei profitti che esse procuravano.
 
Nel 1690 un comando di marinai olandesi sbarcò sulle coste di Moka, nello Yemen, e riuscì ad impadronirsi di alcune piantine: dopo pochi anni, fiorirono le prime piantagioni a Giava e Sumatra. In seguito, il caffè si diffuse impetuosamente in tutta l'America Centrale e Meridionale dove, specialmente in Brasile, esistono nei tempi attuali le maggiori piantagioni del mondo.
Tipologie
Il caffè venne catalogato nella famiglia delle rubiacee, che raggruppa ben 4500 varietà.
 
Delle circa 60 specie di piante di caffè esistenti, solo 25 sono le piu' commerciali per i frutti, ma di queste solo le prime quattro hanno un posto di rilievo nel commercio dei chicchi di caffè la Coffea Arabica, la Coffea Robusta, la Coffea Liberica e la Coffea Excelsa.
 
Coffea Arabica
E' una specie coltivata e selezionata da diversi secoli. Di questa la più rinomata è la varietà "Moka", coltivata sopratutto in Arabia, i cui grani piuttosto piccoli, hanno un intenso profumo aromatico. Il loro colore caratteristico e' il verde rame, mentre la forma e' appiattita ed allungata.
 
La coltivazione di altre specie e' stata pure introdotta dalla fine dell'Ottocento, a seguito delle malattie che, in diverse regioni, colpirono e decimarono la Coffea Arabica. Da allora si andarono scegliendo e selezionando altre specie in grado di dare dei grani da introdurre con successo sul mercato internazionale.
 
Tra quelle degne di interesse per la produzione del caffè ricordiamo la:
 
Coffea Robusta
Affine alla Coffea Arabica, i suoi rami si incurvano a forma di ombrello, verso terra. I suoi grani tondeggianti sono più piccoli, ma più ricchi di caffeina rispetto alla specie precedente e, una volta torrefatti, risultano molto profumati.
 
Coffea Liberica
Proveniente dalle foreste della Liberia e dalla Costa d'Avorio, e' una bella pianta longeva, robusta, rigogliosa nella vegetazione con frutti e semi grandi quasi il doppio di quelli della Arabica, ed inoltre piu' resistenti all'assalto dei parassiti. E' una pianta che richiede temperatura elevata e abbondante acqua.  I suoi chicchi, sebbene di qualità inferiore, danno un caffè profumato e gradevole.
 
Coffea Excelsa
Scoperta nel 1904, questa specie resiste bene all'attacco delle malattie ed alla siccità. Da' una resa molto elevata ed i grani, lasciati invecchiare, danno un caffè dal gusto profumato e gradevole, simile a quello della Coffea Arabica.
 
Quali sono le differenze tra il caffé espresso e il caffé americano (detto anche caffé lungo)? Sono nella tostatura (espresso 12-13 minuti e americano 9-11 minuti), nella macinatura (fine come il sale nell'espresso e macinato grosso nell'americano), nella dose di caffé per tazzina (7g nell'espresso e 5-6g nell'americano), nella preparazione (35ml di acqua nell'espresso e 150-190ml nell'americano; 15-25 secondi per preparare un espresso e 5-8 minuti per un americano), nella quantità di caffeina contenuta (5 tazze di espresso equivalgono a 2 tazze di americano).
 
CAFFEINA

La caffeina è sostanza che appartiene ad un gruppo di lipidi solubili (purine).

Chimicamente è un alcaloide (xantina) provvista di azione stimolante del sistema nervoso centrale, di lieve azione diuretica e di modesto effetto vasodilatatore.

Aumenta la lipolisi nei distretti periferici, migliora la concentrazione mentale, favorisce il catabolismo del glicogeno e ne frena la sua formazione aumentando l'utilizzo del glucosio circolante.

Una tazza di caffè può contenere 100-120 mg ed una di thè circa 70-90 mg.

Negli alimenti è presente principalmente nel caffè, nel cacao, nelle foglie di e si trova in natura in numerosi frutti, semi e foglie.

La caffeina rientra nell’elenco delle sostanze dopanti e deve essere quindi consumata con ponderazione dagli atleti agonisti per non determinare positività ai controlli antidoping.

In ambito sportivo è usata per la sua azione stimolante, può migliorare le prestazioni atletiche in attività aerobiche moderate, diminuendo la sensazione di fatica, può portare ad un miglioramento dell’ossigenazione cellulare durante l’attività fisica.

Inoltre la caffeina aumenta i livelli di zuccheri e insulina nel sangue e aiuta a stoccare il glucosio nei muscoli sotto forma di glicogeno.

La caffeina può essere un alleato della salute, aiutando a prevenire perfino molte patologie, dalla cirrosi epatica al diabete (tenendo presente di non superare le 3 tazzine al giorno).

Questo è il responso dell’Istituto nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (Inran), che ha svolto un lavoro di ricerca cui ha contribuito l’Istituto Farmacologico Mario Negri, la Fondazione per lo Studio sugli alimenti e la Nutrizione e il Coffee Science Information Centre.

Amleto D’Amicis, direttore dell’Unità di Documentazione e informazione Nutrizionale dell’Inran: “Il caffè non è una semplice soluzione di caffeina e poche altre sostanze brune, ma un alimento che contiene centinaia di specie molecolari, dai minerali come il potassio, precursori delle vitamine come la trigonellina, agli antiossidanti, ai lipidi terpenici.”


SALUTE
 
Nell'ottobre 1970, a Venezia, si è tenuto il Primo Simposio Biofarmacologico sul caffè. 
 
L'anno dopo, nell'ottobre 1971 a Firenze, si e' ripetuto il Secondo Convegno, e nel 1972 a Vietri sul mare un terzo convegno ha integrato e completato l'esposizione delle proprietà delle sostanze attive contenute nel caffè, sancendo chiaramente gli effetti positivi e sfatando i pregiudizi negativi diffusi in passato.

Alcune sostanze in esso contenute provocano effetti benefici negli organi.

Naturalmente, come per ogni alimento, è necessario non farne abuso e non consumarne una quantità smoderata, se non si vogliono ottenere inconvenienti dovuti all'abuso.

L'abitudine a consumarlo quotidianamente non comporta assuefazione anche dopo lunghi periodi.

Il caffè infatti, e' una sostanza che agisce, in generale, sui centri nervosi, provocando un senso di benessere generale, spronando ad essere maggiormente vigili ed attivi sul lavoro non solo fisico, ma anche e soprattutto in quello che richiede maggiore prontezza di riflessi.

Tale stimolazione proviene dalla caffeina, in combinazione con l'acido caffettaninnico (miscela di vari acidi tra cui l'acido clorogenico e l'acido caffeico).

La caffeina, alcaloide che Runge scoprì nel 1820, si trova oltre che nel seme anche nelle foglie della pianta di caffè, the, cacao, cola, matè.

Ecco perché in alcuni paesi (Isola di Sumatra, ad esempio), si fa uso di decotti del fogliame torrefatto.

L'effetto eccitante, che si protrae da una a due ore dopo averla bevuta, agendo sul sistema nervoso cerebro-spinale, provoca un risveglio delle facoltà mentali, allontana la sonnolenza, la noia, la stanchezza, anche quella psichica, gli stati depressivi,  potenzia le capacità della memoria, dell'apprendimento, dell'intuizione e della concentrazione, facilita la percezione degli stimoli sensoriali, attenua le cefalee e le emicranie.

Inoltre, la caffeina potenzia il tono arterioso, senza alterare la pressione, migliorando anche la circolazione delle coronarie. Va tenuto presente che le azioni sul cuore sono del tutto secondarie, e non sono rilevabili nelle dosi usuali di 2 - 3 tazzine. Ciò vale soprattutto per quelle che possono essere considerate le azioni negative, cioè la tachicardia.

Anche i polmoni beneficiano dell'azione stimolante della tazzina di caffè : in essi si determina un potenziamento della dilatazione dei bronchi e della ventilazione polmonare, che facilitano una migliore respirazione. A livello della muscolatura dello scheletro il caffè potenzia la capacità di contrazione muscolare, riduce la stanchezza, migliora il coordinamento dei movimenti e il rendimento sportivo. Per questa sua azione tonica sulla muscolatura il caffè è indicato per gli sportivi, perché allevia la stanchezza, specialmente negli sport di lunga durata, quando maggiormente la fatica si impadronisce del fisico ed i movimenti tendono a farsi pesanti.

Sul gran simpatico stimola i nervi vasomotori e dunque facilita la digestione.

Nel fegato attiva la produzione della bile e la contrazione della cistifellea. Negli intestini coadiuva i movimenti, migliorandone le funzioni. Altri effetti positivi della buona tazza di caffè si riflettono sulle reni, dove si ottiene la dilatazione delle arterie renali ed il conseguente potenziamento della diuresi.

Sulle ghiandole endocrine stimola la secrezione delle surrenali (corteccia/cortisone, ecc.; midollare/adrenalina), ed infine stimola la funzione tiroidea ed il metabolismo.

Ma attenzione a non eccedere : ricercatori britannici hanno scoperto che nelle persone che bevono più di 5 espressi al giorno (o 3 caffè americani), i sintomi di stress psicologico aumentano molto. La caffeina in eccesso provoca un innalzamento dei livelli di cortisolo, l'ormone dello stress, responsabile dell'aumento della frequenza cardiaca, dei livelli di attenzione e della respirazione.

Secondo il National Institute od Diabetes and Digestive and Kidney Diseas americano, il caffé riduce i rischi di tumore al fegato; previene il tumore al colon-retto secondo studi dell'Università della Pennsylvania; riduce del 69% la probabilità di diabete di tipo 2 secondo una ricerca dell'Università della California; tiene lontano il morbo di Parkinson inattivandolo secondo una ricerca del National Health Institute americano; ha una azione broncodilatatoria aiutando l'asma secondo secondo una studio condotto dalla St George's Hospital Medical School di Londra; secondo l'Inran italiano ha una funzione digestiva, col movimento aiuta a dissipare le calorie ed aiuta a contrastare la cirrosi epatica e calcolosi biliare.

I ricercatori dell'Indiana University (USA) sostengono che la caffeina sia efficace quanto uno spray da inalare per ridurre i sintomi dell'asma indotta dall'esercizio fisico; dopo aver bevuto 4-5- tazze da 170ml di caffè un'ora prima dell'esercizio, un gruppo di runner su treadmill aveva i bronchi più aperti.

Per gli esperti dell'Istituto Mario Negri di Milano gli antiossidanti e la caffeina del caffè aiutano a difendere il colon, mentre kahweolo e cafestolo (due molecole del caffè) riescono persino a proteggere il fegato.

Quando si beve il caffè, il cervello rilascia dopamina, un neurotrasmettitore del benessere. Entro 45 minuti la caffeina, stimolando il sistema nervoso centrale, fa secernere adrenalina alle ghiandole surrenali e lo stato di vigilanza aumenta.

Con o senza caffeina il caffè sembrerebbe essere una ricchissima fonte di antiossidanti, anche più di frutta e verdura: all'Università di Scranton in Pennsylvania si è studiata tale proprietà. Ovviamente ogni abuso di caffé annullerebbe in rapporto ogni benefico effetto!

Uno studio dell'Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione ha scoperto nel caffé alcuni antiossidanti che evitano al colesterolo cattivo di diventare ancora più dannoso. Sono composti fenolici che impediscono l'ossidazione del colesterolo LDL, scongiurando il rischio che si modifichi e che attacchi le pareti dei vasi portando all'arteriosclerosi.

Alcuni studi che dimostrano la relazione tra caffeina e crescita dei capelli.

All'Università di Jena (Germania) hanno scoperto che la caffeina favorisce la crescita dei capelli. In ogni caso non serve bere tanti caffè : i ricercatori avrebbero stimato che servirebbero circa 60 tazzine di caffè per raggiungere i follicoli dei capelli!

Recentemente  la caffeina ha mostrato di essere uno stimolatore della crescita dei capelli che aiuta a migliorare la funziona della pelle ed è facilmente assorbita attraverso la pelle dello scalpo e potrebbe anche avere degli effetti nello bloccare il testosterone dentro la pelle stessa.

 
Come il caffé potrebbe curare la caduta dei capelli
Caffeina stimola la crescita dei capelli in vitro
 
Effetti della caffeina sul testosterone e sui follicoli piliferi
Penetrazione follicolare dopo l'applicazione di caffeina topica contenuta in uno shampoo
La caffeina migliora le funzioni della barriera della pelle negli uomini
 
INTERAZIONI FARMACOLOGICHE DELLA CAFFEINA
 
La caffeina è un alcaloide naturale presente nelle piante di caffè, cacao, tè, cola, guaranà e maté, e nelle bevande da esse ottenute.
 
Gli effetti della caffeina si manifestano con azione stimolante sul Sistema Nervoso Centrale, sull’apparato cardiovascolare, sul rilascio delle catecolamine, sulla sintesi acida a livello gastrico e sul metabolismo in generale.
 
La caffeina può inibire il metabolismo della clozapina e ridurre la clearance del farmaco di oltre il 14% attraverso l’inibizione dell’isoforma CYP1A2 del citocromo P450.
 
Nei pazienti in trattamento con clozapina in particolare quelli con psicosi refrattaria al trattamento, l’uso di prodotti a base di caffeina dovrebbe essere ridotto il più possibile.
 
Alcuni chinoloni possono inibire con un meccanismo dose-dipendente la clearance epatica della caffeina. Enoxacina ed in minor misura ciprofloxacina, grepafloxacina, levofloxacina e norfloxacina riducono la clearance della caffeina mentre ofloxacina e lomefloxacina non sembrano esercitare tale effetto.
 
L’effetto tossico della caffeina si può manifestare con nausea, vomito, nervosismo, ansia, tachicardia e convulsioni.
 
Gli anziani, gli individui con ridotta funzionalità epatica e coloro che consumano grosse quantità di prodotti contenenti caffeina dovrebbero essere particolarmente attenti a tale interazione durante il trattamento con chinoloni.
 
La caffeina riduce i livelli plasmatici di litio. In uno studio condotto su 11 pazienti stabilizzati con litio e forti bevitori di caffè, è stato osservato che i livelli plasmatici di litio aumentavano quando l’assunzione di caffè veniva ridotta e si abbassavano al momento in cui veniva ripreso l’uso di caffè. È stato inoltre osservato un aumento dell’incidenza di ADR indotte dal farmaco al momento in cui veniva ripreso il consumo di caffè.
 
La caffeina interagisce con gli inibitori delle MAO (inclusi farmaci quali furazolidone, isoniazide, linezolid, procarbazina che possono inibire l’attività di tali enzimi).
 
Per effetto di tale interazione possono verificarsi casi di aritmie cardiache o di grave ipertensione dovute all’aumento degli effetti simpaticomimetici indotti degli inibitori delle MAO.
 
Il succo di pompelmo è in grado di inibire il metabolismo indotto dagli enzimi del citocromo P450. L’uso elevato di tale integratore può aumentare gli effetti clinici e la durata dell’azione della caffeina.
 
I pazienti in terapia con benzodiazepine o zolpidem per il trattamento dell’insonnia non dovrebbero assumere prodotti caffeinici prima di andare a dormire in quanto questi potrebbero antagonizzarne gli effetti sedativi.
 
Un consumo di caffeina superiore ai 400 mg/die è stato associato allo sviluppo di incontinenza urinaria. Poiché la caffeina può contrastare l’efficacia clinica dei farmaci utilizzati per il trattamento di tale patologia (per es. darifenacina, ossibutinina, trospio o tolterodina), i pazienti affetti da incontinenza urinaria dovrebbero evitare l’ingestione di prodotti contenenti la metilxantina inclusi integratori erboristici (maté, guaranà, ecc.), bibite (tè, caffè, cola) o cibi (cioccolata).
 
La contemporanea somministrazione di caffeina con teofillina, aminofillina o con altre xantine correlate può causare un’eccessiva stimolazione centrale che si manifesta con nervosismo, irritabilità, tremori o insonnia cui può associarsi un aumento degli effetti collaterali indotti dalla caffeina come nausea, aritmie o convulsioni.
 
Il metabolismo delle xantine può essere incrementato dalla contemporanea somministrazione di barbiturici.
 
Altri farmaci che possono indurre il metabolismo della caffeina includono carbamazepina, fenitoina e fosfenitoina (che viene metabolizzata a fenitoina), rifampicina ed erba di S. Giovanni.
 
I pazienti in trattamento con tali farmaci dovrebbero ridurre al minimo l’assunzione di bevande caffeiniche al fine di evitare la comparsa di eventi avversi quali nausea, vomito, palpitazioni o tremori.
 
Le metilxantine bloccano in maniera competitiva gli effetti dell’adenosina e possono causare falsi positivi alla scintigrafia con dipiridamolo o tallio 201.
 
Per tale ragione si raccomanda ai pazienti che devono effettuare tale indagine di evitare l’assunzione di prodotti contenenti caffeina, teofillina o teobromina nelle 24 ore precedenti all’esecuzione del test.
 
La mexiletina è un inibitore del CYP1A2 e può ridurre il metabolismo della caffeina aumentandone i livelli plasmatici di oltre il 23%.
 
È stato inoltre osservato che il farmaco può ridurre di circa il 50% l’escrezione della caffeina. I pazienti affetti da aritmie cardiache ed in trattamento con mexiletina dovrebbero pertanto diminuire l’assunzione di caffè e di bevande contenenti caffeina.
 
Il fumo di sigarette contiene idrocarburi che inducono gli enzimi microsomiali appartenenti al citocromo P450 (CYP1A1, CYP1A2 e CYP2E1).
 
L’incremento della clearance della caffeina indotto dal fumo può contribuire all’aumento nel consumo di caffè. Come conseguenza di tale interazione possono manifestarsi effetti collaterali associati alla caffeina quali nausea, nervosismo, irritabilità, tremori o insonnia.
 
Dati in vivo indicano che l’echinacea può inibire il metabolismo della caffeina di circa il 27% .
 
Nei pazienti trattati con echinacea si raccomanda di ridurre l’assunzione di caffè.
 
I livelli serici di caffeina possono essere aumentati dalla contemporanea assunzione di contraccettivi orali che sono in grado di inibire l’ossidazione enzimatica delle metilxantine a livello epatico.
 
Infine, in un recentissimo studio è stato osservato che in pazienti trattati con alte dosi di paracetamolo, l’assunzione di elevati quantitativi di caffeina può favorire la formazione di un metabolita epatotossico.
 
Sulla base di tali dati, gli autori dello studio suggeriscono di evitare in tali pazienti un’eccessiva assunzione di caffeina.
 
Prodotti contenenti caffeina sono ad esempio Rave, Xplode e XTZ.
 
Uno degli shampoo che contengono caffeina è il Regenepure.
 
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